Pratospilla 11/06/06.

Avevamo in agenda da tempo questa giornata di perlustrazione in provincia di Parma. Partenza dopo le 8, in leggero ritardo, tappa gasolio e via verso le lande desolate della Pianura Padana.
Ci avviciniamo alla città del crudo dolce e seguiamo le indicazioni del buon Fisio: "Per chi arrivasse dall'a1 o comunque da nord, seguire le indicazioni per Milano in tangenziale quindi prendere l'uscita fiera. Una volta usciti seguire le indicazioni per il centro,dopo aver superato un cavalcavia ferroviario girate subito a destra avanti 300metri troverete il negozio".

"Ok, tangenziale" "direzione Milano" tutto sembra filare liscio (troppo liscio), cerchiamo l'uscita "fiera", non c'è; le indicazioni riportano ogni dove tranne Parma. E' il momento di fermarsi e farsi venire a recuperare..
Breve attessa e si materializza come un miraggio il superfurgonazzo con Fisio alla guida, si ferma, abbassa il finestrino e mi fa: "sai che ignoravo l'esistenza di questo posto." (e ti pareva :-D).
"Si parte" lasciamo Parma e la sua infida pianura con Fisio a farci da battistrada; milleseicento curve dopo raggiungiamo Schia, località turistica nota per gli assembramenti di mosche che ti ronzano attorno in sciami talmente grandi da oscurarti il sole (certo che il nostro aroma di atboarders deve aver dato una bella mano :D).
Saliamo per una strada a tratti sterrata (ma percorribilissima) e a tratti asfaltata o quasi, in un clima surreale: boschi verdissimi, nebbia, nuvole basse e temperature fresca, condizioni perfette! Dopo pochi minuti siamo in cima ad uno skilift dal quale partono un paio di piste da sci: il programma della giornata è fittissimo quindi ci infiliamo alla svelta le protezioni e scendiamo seguendo il tracciato più vicino.

L'erba è alta circa una trentina di cm, (il Gabbo che ha avuto la bella idea di usare la trampa con le ruote da 8" anzichè il suo carrarmato con le 9", inizia a realizzare che è stata una pessima idea; ma ormai è tardi per ripensarci). La pendenza, dopo un pianetto inizale, si fa "importante": tavola dritta e giù sperando nelle qualità rallentanti dell'erba alta, ma il muro è davvero ripido quindi un bel powerslide è quello che ci vuole.
Dopo questo primo tratto la pista scende tutto sommato in maniera costante, con brevi pianetti intervallati da punti con media pendenza.
Perfetta se non fosse per i maledetti canali di scolo che la tagliano per tutta la larghezza, poco male se si riesce a vederli in tempo (e quindi a saltarli) ma davvero infidi quando nascosti dalla vegetazione (il resto ve lo potete immaginare senza tanti sforzi). Arriviamo alla fine e si materializza il mitico furgone, ci buttiamo a bordo e via che si risale.
Seconda run, la nebbia non c'è più, il sole si è alzato e le mosche iniziano i loro assalti. Decidiamo di provare una seconda pista, ma per raggiungerne l'imbocco dobbiamo scendere per un breve tratto sulla sterrata che abbiamo usato per la risalita. Poco male.. io e Goccia senza freno, sicuri del nostro powerslide, facciamo un paio di numeri nel tentativo di non buttarci fuori strada a vicenda (non potendo rallentare ma solo frenare di colpo quando ci si trova a pochi cm di distanza bisogna fare attenzione), fortunatamente la strada scende dolcemente e nessuno ha grossi problemi.
Lasciata la stradina io Goccia e Fisio ci buttiamo giù per la pista mentre il Gabbo e Simone (muniti di freno) continuano sulla sterrata-asfaltata.
Molto bello anche questo secondo tracciato, con pendenza più costante (niente muro e niente pianetti) erba mediamente più bassa e meno canali di scolo. Scendiamo fin quasi alla fine, Fisio (anche lui con il freno) decide di fare le ultime curve seguendo al strada asfaltata, mentre noi ci buttiamo dritti nel'erba alta cercando la velocità necessaria ad arrivare in fondo (o almeno questo era il piano). Ma non avevo fatto i conti con una sottospecie di trincea nascosta dall'erba, in cui la mia tavola è ben felice di infilarsi "depositandomi" circa 3 metri più avanti prima che io mi possa rendere conto di qualsiasi cosa, fortuna che le protezioni e l'erba alta hanno attutito il colpo.
Tiro fuori la tavola dalla voragine e noto subito una cosa che non mi piace: il truck è rimasto come fosse sterzato e una delle ruote anteriori tocca il deck, il primo pensiero è quello di aver piegato l'assale, invece me la cavo solo con un gommino letteralmente esploso, tiro a tutta forza la ruota cercando di rimetterla in una posizione accettabile, fortuna che il furgone è a pochi metri.

Si è fatta l'una, ma la nostra tabella di marcia è davvero piena, c'è un secondo spot da andare a testare quindi di nuovo in macchina su stradine perfette per scendere in relax con un mountainboard dotato di freno, circondate da prati e campi da sogno: erba tagliata e terreno surfabile in ogni punto che lo sguardo è in grado di raggiungere, ma non abbiamo tempo.

Altre milleseicento curve dopo siamo in un grande piazzale sterrato dal quale parte una seggiovia, eccoci giunti a Pratospilla. Essendo circa le 14.00 decidiamo che è ora di cibarsi, dopodiché ci dedichiamo alla ricognizione dello spot.
Già mentre beviamo il caffè la nostra attenzione viene attirata da un grosso monitor LCD appeso alla parete che riporta varie informazioni, ci avviciniamo e scopriamo che si tratta di una sorta di riepilogo dello stato di funzionamento dei pannelli solari installati sul tetto (per la cronaca anche con cielo nuvoloso la quantità di energia prodotta non è mai scesa sotto i 4 Kwh, maggiori informazioni all'indirizzo www.pratospilla.pr.it/meteofotovoltaico/index.htm). Davvero una bella sorpresa!
Ritorniamo in versione ricognitori e ci spostiamo verso il campo scuola: un piccolo skilift immmerso nel bosco dove stanno per inziare i lavori per uno snowpark in terra, ma il fondo è davvero irregolare, con grosse buche e ricoperto da sassi degni di una scogliera; lasciamo perdere e torniamo alla partenza della seggiovia.
L'impianto serve come risalita per la pista da downhill curata dai bikers della zona, ci propongono una risalita in seggiovia (testuali parole: "salite in seggiovia, ci vuole un attimo ad accendervela, basta spingere un bottone") ma il tracciato già dal basso si presenta davvero fuori dalla nostra portata, a parte forse una piccola "s" ed il successivo fun-box in zona arrivo, decidiamo di salire fino in cima con la jeep per dare un'occhiata alle sterrate che scendono..
Per avere un'idea delle pendenze basti pensare che siamo saliti con un pick-up, eravamo in sei a bordo (4 nell'abitacolo più 2 nel cassone) e siamo andati su col le ridotte: seconda e in molti punti addirittura in prima! La mulattiera è composta da sassi grossissimi, in un occasione abbiamo persino toccato una pietra con il fondo dell'auto.
Arrivati in cima raggiungiamo i bikers che stanno sistemando il loro tracciato e ci rendiamo subito conto che la partenza non è certamente meno tosta dell'arrivo, o di qualsiasi altra parte della pista. Tutt'attorno prati di mirtillo che nasconde i sassi sottostanti, pietre e pendenze mai tranquille, certamente troppo per il nostro attuale livello di riding. Ma non ci scoraggiamo, nelle vicinanze è rimasta una pozza di neve e noi, da bravi bambocci, non resistiamo alla tentazione di rotolarcisi tentando di attraversarla con il mountainboard dopo aver preso la rincorsa fra i mirtilli.
Dopo aver raccolto una discreta dose di neve (ma guarda te se a giugno uno deve andare con l'atb e ritrovarsi con la neve nelle mutande...) torniamo a valle, ma non è ancora finita perchè il fun box è troppo allettante per non provarlo, peccato che la piccola parabolica che lo precede sia stretta e con un fondo troppo soffice e sassoso. Niente paura, attraverso una rincorsa un po' problematica si riesce comunque a raggiungere lo stacco con una velocità quasi decente, partendo sulla sinistra della parablica e facendo una strana curva prima del salto; un paio di jump non si rifiutano mai anche se superare il flat resta un traguardo non proprio raggiunto, sarà per la prossima volta.
Nel frattempo i bikers dano spettacolo uscendo dal bosco a tutta per poi divorare in poche pedalate parabolica e salto, poi non resistono al virus dell'atb e provano a scendere sulla bassa pendenza finale, dimostrando che quando uno ha equilibrio, protezioni, ed è abituato a buttarsi giù per i boschi a velocità folli il mountainboard è una cosa di una facilità disarmante.

Una volta tolte le protezioni è il momento di fare quattro chiacchiere con i gestori della stazione che si dimostrano molto disponibili ed interessati al nostro sport, tanto da chiderci consigli su come modficare la rincorsa del jump per sfruttarlo anche senza pedali, proponendoci di tornare fra qualche settimana per trovare altre strutture (un altro salto, un rail) e di certo noi non mancheremo.

E' ora di mettersi sulla strada del ritorno, direzione Parma, dove salutiamo il resto della compagnia e (dopo svariati sbagli di direzione, vagonate di imprecazioni assortite e girovagare a vuoto nelle infide pianure della bassa bresciana) siamo finalmente di ritorno a casa; ed è già quasi lunedì..
Quand'è che si riparte? :-D



Guarda il video della giornata! (link a www.youtube.com )
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